A casa mia o a casa loro

A casa mia o a casa loro? Essere ibrido, l’Africa e l’Europa si interrogano perplesse su quale parte di me appartenga a loro Io sono oggi il bambino di argilla del Re Salomone che deve essere diviso nel mio esilio Passo le mie notti a cercare di saldare le rotaie che portano alla mia identità La scrittura è la cera bollente che cola nei solchi scavati dai costruttori di barriere sui confini della mia Africa Tu che mi guardi nel cortile di una scuola, in un autobus, su un treno o nella metropolitana e che ti chiedi chi è questo sporco nero, che cosa fa qui? Io sono quel tumore che cresce là dove gli Uomini hanno tracciato le loro frontiere nel mio Paese, dove la terra di Dio è stata ferita. Quando si è stanchi di essere immersi nell’opaco riposo notturno gli occhi desiderano le sfumature infinite del giorno Il sole sorge instancabile sui colori rubati alla dolcezza dell’Arte per illuminare il mondo. Il primo uomo che ha detto “quelli sono i miei colori!” ha trasformato l’arcobaleno in una bomba atomica e ha messo in fila i popoli negli eserciti Arancione, Bianco, Verde: i colori della bandiera della Costa d’Avorio; Verde, Bianco, Rosso: i colori della bandiera italiana; Blu, Bianco, Rosso: la bandiera francese A questi reticoli /fili spinati preferisco il malva, questo colore mite, unione del rosso caldo africano e del blu europeo. Che cosa crea la bellezza di questo colore? Il blu o il rosso? E poi in fondo a cosa serve chiedersi se il malva vi sta bene? Il Blu e il Rosso, i campi di battaglia e i lupi? Io li ho nella testa, li porto ovunque con me, là dove andrò ci saranno sempre i campi di battaglia e i lupi Non è una questione di paesi, di nazionalità, di territorio o di frontiere Io cerco il mio paese là dove si accoglie l’essere completo, senza dividerlo nelle sue molteplici parti Io cerco il mio paese là dove si forma l’identità Io cerco il mio paese là dove le braccia dell’Atlantico si fondono per creare l’inchiostro color malva che racconta l’incandescenza e la dolcezza, l’incendio dell’esistenza e la gioia di vivere. Io cerco la mia terra su una pagina bianca, un quaderno, che porto in una borsa da viaggio, e così ovunque io porti la mia valigia io mi sento a casa Come oggi a Torino. Nessuna rete saprà impedire alle alghe dell’Atlantico di solcare il mare e di attingere la salvezza dalle acque che attraversano Raschiare, spazzare il fondo del mare, immergersi nell’inchiostro nero della seppia e scrivere la vita sulla cresta delle onde, lasciare soffiare il vento che canta il mio popolo del mare….l’oceano non consola che quelli che lo invocano. Ignoro quale sarà il moi approdo. La partenza è il solo orizzonte offerto a chi cerca i mille scrigni dove il destino nasconde la soluzione ai suoi mille errori ecco perché io sono seduto di fianco a te nella stessa classe, ecco perché oggi frequento la tua stessa scuola, ecco perché noi siamo sullo stesso autobus.​Nel rumore sordo dei remi quando la Mami parla io ascolto il mare cantare la sua ode ai bambini caduti dai parapetti delle barche. Partire….vivere libero….e morire, come un’alga nell’Atlantico

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