Quello che devi sapere sulle donne italiana

Quando sei Africano o stranieri in Italia e che hai una ragazza italiana, devi essenzialmente imparare due lingue: prima italiana e poi l’interpretazione dell’italiano da parte della donna italiana.
Le donne italiane sono molto diverse dalle donne africana. In italia, c’è un’muso scontato ‘. Il silenzio è una parte importante del piano di attacco di una donna italiana su di te quando è arrabbiata.
Le donne Africana ti dicono quando c’è un problema. Ti colpiranno e ti prenderanno a calci, ma non mantengono un muso invece di mantenerlo.
Ad esempio, se chiedi a una donna Africana “qual è il problema?” se lei risponde “nulla”, significa ” no c’è niente” !!!
Chiedi ad una donna italiana, “qual è il problema?” se lei risponde “niente”, significa che sei nei guai !!!
Altri esempi sono … Che dire di questo?
Quando una donna italiana dice “dobbiamo parlare”. questo non significa che tu possa parlare quindi divi ascoltare lei.
Quando lei dice “cosa ??” non significa che non ha capito ma significa che devi cambiare subito il discorso oppure non possa sentirti. “Cosa?” significa anche ti sta dando l’opportunità di cambiare idea !!
Quando la chiedi che ne dici di questo? ” se risponde vediamo” significa “No” e Non!
E fratello, se mai dice “fai quello che vuoi!” STOP, STOP, STOP Fra ti ripeto non fare quello che stai facendo!
Ma il mio preferito è quando una donna italiana dice “Non voglio parlare di quella cosa adesso!”
Perché questo significa che lei vuole parlare di quella adesso , e SOLO su questo e lei quindi devi ascoltarla …
Quindi quando le donne italiane usano il muso, quando prendono il broncio? bene, nella maggior parte dei casi c’è un’altra donna coinvolta.
Vedete, gli italiani sono molto competitivi con chiunque. Diciamo che sono un po ‘… gelosi.

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A casa mia o a casa loro

A casa mia o a casa loro? Essere ibrido, l’Africa e l’Europa si interrogano perplesse su quale parte di me appartenga a loro Io sono oggi il bambino di argilla del Re Salomone che deve essere diviso nel mio esilio Passo le mie notti a cercare di saldare le rotaie che portano alla mia identità La scrittura è la cera bollente che cola nei solchi scavati dai costruttori di barriere sui confini della mia Africa Tu che mi guardi nel cortile di una scuola, in un autobus, su un treno o nella metropolitana e che ti chiedi chi è questo sporco nero, che cosa fa qui? Io sono quel tumore che cresce là dove gli Uomini hanno tracciato le loro frontiere nel mio Paese, dove la terra di Dio è stata ferita. Quando si è stanchi di essere immersi nell’opaco riposo notturno gli occhi desiderano le sfumature infinite del giorno Il sole sorge instancabile sui colori rubati alla dolcezza dell’Arte per illuminare il mondo. Il primo uomo che ha detto “quelli sono i miei colori!” ha trasformato l’arcobaleno in una bomba atomica e ha messo in fila i popoli negli eserciti Arancione, Bianco, Verde: i colori della bandiera della Costa d’Avorio; Verde, Bianco, Rosso: i colori della bandiera italiana; Blu, Bianco, Rosso: la bandiera francese A questi reticoli /fili spinati preferisco il malva, questo colore mite, unione del rosso caldo africano e del blu europeo. Che cosa crea la bellezza di questo colore? Il blu o il rosso? E poi in fondo a cosa serve chiedersi se il malva vi sta bene? Il Blu e il Rosso, i campi di battaglia e i lupi? Io li ho nella testa, li porto ovunque con me, là dove andrò ci saranno sempre i campi di battaglia e i lupi Non è una questione di paesi, di nazionalità, di territorio o di frontiere Io cerco il mio paese là dove si accoglie l’essere completo, senza dividerlo nelle sue molteplici parti Io cerco il mio paese là dove si forma l’identità Io cerco il mio paese là dove le braccia dell’Atlantico si fondono per creare l’inchiostro color malva che racconta l’incandescenza e la dolcezza, l’incendio dell’esistenza e la gioia di vivere. Io cerco la mia terra su una pagina bianca, un quaderno, che porto in una borsa da viaggio, e così ovunque io porti la mia valigia io mi sento a casa Come oggi a Torino. Nessuna rete saprà impedire alle alghe dell’Atlantico di solcare il mare e di attingere la salvezza dalle acque che attraversano Raschiare, spazzare il fondo del mare, immergersi nell’inchiostro nero della seppia e scrivere la vita sulla cresta delle onde, lasciare soffiare il vento che canta il mio popolo del mare….l’oceano non consola che quelli che lo invocano. Ignoro quale sarà il moi approdo. La partenza è il solo orizzonte offerto a chi cerca i mille scrigni dove il destino nasconde la soluzione ai suoi mille errori ecco perché io sono seduto di fianco a te nella stessa classe, ecco perché oggi frequento la tua stessa scuola, ecco perché noi siamo sullo stesso autobus.​Nel rumore sordo dei remi quando la Mami parla io ascolto il mare cantare la sua ode ai bambini caduti dai parapetti delle barche. Partire….vivere libero….e morire, come un’alga nell’Atlantico

Uccidiamo nostro difetti

Non scrivere mai i tuoi difetti sulla copertina in cui chiunque può leggerli facilmente.
Non dire “Sono così, io sono, quello che mi ama accetta come sono”. È una cosa negativa che si basa sulla presunzione che non puoi fare nulla per i tuoi difetti. Che è sbagliato Completamente falso. Non devi soffrire dei tuoi difetti. Qualsiasi insufficienza può essere ordinata, intasata, controllata o coperta,
Sei nato nudo ma non chiedi a nessuno di accettarti nella tua nudità. Lo nascondi ogni mattina, prendi tempo per coprire la tua nudità. Spendi energia e denaro per questo. Perché non fare lo stesso per coprire i tuoi difetti? Fai i turni di giorno in giorno per ridurli. Rendilo un compito quotidiano. Migliora il tuo personaggio, arricchisci la tua personalità. Dope le tue qualità, assassina i tuoi difetti non abbiamo abbastanza tempo su questa terra, uccidili.

pagina bianca

Su una pagina bianca, navigo alla ricerca di un luogo senza sapere dove trovare un porto, un argine

Su una pagina bianca vado su e giù
Come afferrato dalla corrente
Affondo ma mi riprendo …

Su una pagina bianca io mi perdo, mi sento come un uccello nel cielo, affogo un po’ troppo spesso a volte

Su una pagina bianca
Sono così spaventato dall’acqua
Da questo mare in tempesta dal grande cuore

Quindi mi aggrappo ad una minuscola zattera …..

Mi sono perso in me stesso, troppi errori …non sono riuscito: ero come un fiore, ora non sono niente. Ho vissuto così velocemente, senza un freno. Ora mi sono bloccato, non posso più fuggire.
La mia tristezza mi ha catturato e non posso più scappare. Non riesco più a tirar su la testa dall’acqua, sto affogando.
È colpa mia, tanto peggio per me. Almeno non posso più fare cose sbagliate nella mia vita.

Sono sempre triste, non so perché
Le cose che mi deludono, non ne farò una lista
Vorrei solo amici simpatici con me. Non so cosa fare
La vita non corrisponde alle mie speranze tutto ciò che mi viene detto non sono altro che parole vuote
Quello che scrivo qui è solo una legittima difesa per tutto ciò che la vita mi fa subire
Il mio cuore sanguina copiosamente. Eppure non voglio ricominciare da capo
Mi sono abituato a questa folle disperazione
La vita non è stata clemente con me
Non riesco più a venirne fuori
Io faccio tutto quello che posso ma finisco sempre per fallire.
Non ditemi che non ce la farò

Solo nel deserto della disperazione, ho commesso l’errore di sperare in un presente e in un futuro migliore.

Ho sempre l’impressione di essere solo, mi piacerebbe parlarvi, avere almeno l’impressione che mi capite ma non avete l’aria ben disposta. Forse mi censuro da solo, non lo so … Non prendetevela, il problema sono io. Sono così triste. Penso di avere umorismo, ma le prese in giro del mondo mi distruggono anche se sono solo falsità.

E so che non vedono il dolore, la tensione quotidiana che ho dentro di me
Il dolore delle notti da solo nel mio letto
E queste grida che soffoco ogni volta
E non ho il diritto di dire quanto soffro nella mia carne e nella mia anima